17/08/12

Giornalisti siriani liberati dall’Esercito Siriano-16/8/2012

Le Forze Armate Siriane hanno liberato, in un operazione di alta professionalità militare, la squadra del canale satellitare siriano al-Ikhbariya, i quali erano stati rapiti da un gruppo armato terroristico 7 giorni fa ad al-Tal, area della campagna di Damasco.


13/08/12

Per salvare Yara al-Saleh Abbas!


È partita una campagna per richiedere il rilascio della giornalista siriana,
Yara al-Saleh Abbas e della sua squadra del canale televisivo Al Ikhbareya.

INVIA UNA MAIL CON OGGETTO "Per salvare
Yara al-Saleh Abbas!"
Minacciata di morte dai suoi rapitori, sequestrata assieme a tutta l'equipe della televisione ​​siriana sequestrata, il 10 agosto scorso nella periferia di Damasco.

Nella MAIL è necessario includere il seguente testo:

Signor Presidente della Repubblica francese,  
sappiamo che siete in contatto permanente con le milizie hanno rapito 
Yara al-Saleh Abbas, giornalista televisiva siriana ed Il suo team.
Questo giornalista è in pericolo di vita e può essere assassinata, 
come è accaduto di recente, ad altri giornalisti siriani.
Vi chiediamo di intercedere di persona per chiedere la liberazione 
di questa giornalista e dei suoi colleghi.

Indirizzi di
collaboratori del presidente francese François Hollande:

Pierre-Rene.Lemas@elysee.fr (Segretario Generale)
Aquilino.Morelle@elysee.fr (Consigliere Politico)
Emmanuel.Macron@elysee.fr (Segretario Generale aggiunto)
Nicolas.Revel@elysee.fr (Segretario Generale aggiunto)
Sylvie.Hubac@elysee.fr (Direttrice di gabinetto)
Alain.Zabulon@elysee.fr (Vice Direttore di gabinetto)
Pierre.Besnard@elysee.fr (Capo di gabinetto)
Paul.Jean-Ortiz@elysee.fr (Consigliere diplomatico)
Emmanuel.Bonne@elysee.fr (Consigliere per il Medio Oriente)
Benoit.Puga@elysee.fr (Capo di Stato Maggiore particolare)
Eric.Lavault@elysee.fr (Aiutante di campo)
Yann.Latil@elysee.fr (Aiutante di campo)

IL VIDEO RILASCIATO DAI RAPITORI:


31/07/12

La ULAN sospende l'agenzia statale del Paraguay

 
L'Unione Latinoamericana di Agenzie di Notizie (ULAN) ha condannato il colpo di stato istituzionale nei confronti di Fernando Lugo, Presidente eletto del Paraguay e ha sospeso dall'organizzazione Agencia de Información Pública (IP) del Paraguay, fino al ristabilimento della democrazia nel paese.
La decisione è stata presa dal Comitato esecutivo della ULAN, che si è riunito ieri e oggi a La Paz, e sarà presentato per la ratifica alla prossima riunione dell'organizzazione, che sarà a novembre in Argentina.Il Comitato Esecutivo ha inoltre riaffermato l'impegno della ULAN a difesa dei principi della democratizzazione dell'informazione e del diritto universale alle informazioni.
La ULAN insiste nella sua difesa dei diritti umani e della libertà di espressione, "simboli di governo democratico" nei paesi che lo compongono, e ha deciso di convocare un forum sulla libertà di espressione che si terrà insieme alla prossima assemblea.
In precedenza, i rappresentanti delle agenzie statali Agencia Venezolana de Noticias; Agencia Brasil, Télam (Argentina), IP Paraguay, Notimex, Andes (Ecuador), Prensa Latina (Cuba), Agencia Guatemalteca de Noticias y Agencia Boliviana de Información hanno condannato le uccisioni di giornalisti in Messico, Perù e Brasile da parte di gruppi legati al traffico di droga e hanno richiamato l'attenzione sulla necessità di eliminare tali pratiche.
Il Comitato esecutivo della ULAN ha lo scopo di promuovere la democratizzazione della comunicazione in America Latina e contribuire all'integrazione dei popoli, discutendo il ruolo delle agenzie di stampa e le nuove sfide del giornalismo nella regione.

Venezuela nel Mercosur


Il “golpe parlamentare” dello scorso 22 giugno in Paraguay, contro il Presidente eletto Fernando Lugo, ha mostrato un effetto boomerang non calcolato o quantomeno sottovalutato dall’oligarchia del paese e dagli Stati Uniti: l’entrata del Venezuela nel MERCOSUR.
Deciso nel corso del vertice dei Presidenti del Paesi membri del MERCOSUR, svoltosi a Buenos Aires il 29 giugno scorso, l’ingresso definitivo del Venezuela nel blocco, avverrà formalmente oggi, 31 luglio, con una cerimonia solenne a Rio de Janeiro.
Per anni il Parlamento del Paraguay, era riuscito a bloccarne l’allargamento al Venezuela di Chavez, ed era uno dei fattori di scontro con il presidente Lugo, probabilmente il principale assieme al tentativo di una riforma agraria.
Ma nei giorni seguenti al colpo di Stato, in violazione del regolamento del blocco, al Paraguay è stata sospesa l'adesione e il diritto di voto e di veto a tempo indeterminato. La decisione, è valida fino al «ripristino delle istituzioni democratiche».
Ed è così che, su proposta della Presidente brasiliana Dilma Roussef e con l’approvazione immediata dell'omologa argentina Cristina Fernández e di José Mujica, Presidente dell'Uruguay, il Venezuela entrerà a far parte del MERCOSUR  a pieno titolo e definitivamente.
L'organizzazione fu istituita con il Trattato di Asunción firmato il 26 marzo 1991 da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, con l'obiettivo di realizzare un mercato comune, attraverso l’abolizione dei dazi doganali tra i paesi membri e l’applicazione di tariffe comuni verso paesi terzi.
Il Mercado Común del Sur è ora costituito da Brasile, Argentina, Uruguay e Venezuela, con la sospensione del Paraguay, e ha come Stati associati, in veste di osservatori, la Bolivia, il Cile, la Colombia, l'Ecuador e il Perù.

19/07/12

Cauca - Colombia: lo sgombero ordinato da Santos, provoca 26 feriti tra gli indigeni


Il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, mercoledì ha ordinato lo sgombero degli indigeni dalla base militare causando almeno 26 feriti tra gli indigeni, negli scontri con i membri della polizia anti-sommossa (ESMAD), riportato dal corrispondente di Telesur in Colombia, Angie Camacho. Camacho ha detto che tra i feriti, uno risulta ferito da proiettile di fucile, mentre un'altra persona risulta disperso.
In questo momento gli indios, circa 3.000, hanno praticamente accerchiato la collina di Berlin, e mentre cercavano di scalare la collina, (
nel comune rurale di Toribio nel dipartimento del Cauca) sono stati attaccati con gas lacrimogeni, da parte della polizia anti-sommossa che cercano di impedire che gli indiosi ritornino ad occupare la base militare ai piedi delle tre antenne di comunicazione.
(Getty Images)

Dal 10 luglio gli abitanti del nord del Cauca hanno avviato azioni di resistenza ai combattimenti tra l'esercito e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC-EP), che hanno causato centinaia di sfollati nella regione.
Le azioni adottate dagli indios sono quelle di smantellare le trincee degli insorti e delle truppe dell'esercito per porre fine ai combattimenti nella zona
.
Alcuni giorni fa, circa mille abitanti della comunità di Toribio, hanno attaccato circa 200 soldati schierati nella base militare situata sulla collina di Berlin, dopo aver distrutto le loro trincee e tende, tenendone una trentina in stato di fermo.

11/04/12

LIBERI!!!!

Mi è giunta ora la notizia che i due compagni sono stati liberati dalle autorità dello Sri Lanka, sotto la pressione del movimento, della solidarietà internazionale e del governo australiano.

09/04/12

Comunicato Urgente - Altre sparizioni nello Sri Lanka

 
La delegazione internazionale, presente nello Sri Lanka, proveniente dall’Italia in occasione della conferenza inaugurale del Front-line Socialist Party, prevista per il giorno 9 Aprile nella capitale Colombo, denuncia la scomparsa di due tra i più autorevoli esponenti del costituendo partito politico. Si tratta di Premakumar Gunaratnam, leader di primo piano del Movimento di Lotta Popolare, organizzazione sociale del partito ed esponente di spicco, tra i papabili segretari, del Front-line Socialist Party, e di Dimithu Attygalle, responsabile del settore femminile e per le questioni internazionali dell’organizzazione.
Le modalità della scomparsa sono stupefacenti, sia per il modo come sembrano essersi sviluppati gli eventi, sia per la singolare tempistica dei fatti. I due leader sono diventati irreperibili nello stesso momento e per ore, al punto che al momento in cui vengono scritte queste note non si ha alcuna notizia di loro: nessuno sa dire dove possano trovarsi e le loro utenze telefoniche sono inattive, con i telefoni cellulari spenti o non raggiungibili. Dopo la scomparsa di Gunaratnam, che è inoltre cittadino australiano, presso la propria abitazione è stata perfino rinvenuta la sua automobile gravemente danneggiata, con i finestrini e le ruote devastate.
Il tutto alla vigilia della conferenza inaugurale del partito, dove i due leader vrebbero certamente avuto un ruolo di primo piano, in un partito che intende collocarsi alla opposizione della attuale maggioranza di governo. Tutto ciò, per di più, in un contesto in cui, nel corso dell’ultimo anno, sono state registrate e denunciate numerose sparizioni nello Sri Lanka, puntualmente denunciate alla polizia ma su cui né le forze di polizia né le autorità di governo hanno saputo fare luce, mentre recente è il pronunciamento della Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, in merito a violazioni dei diritti umani registrate nel Paese e di cui è stata illustrata presso le Nazioni Unite una ampia documentazione.
Come delegazione internazionale, composta di esponenti politici e sindacali, attivisti per la democrazia e i diritti umani, non possiamo tacere la nostra forte preoccupazione e condividiamo l’allarme che viene espresso dagli amici e dagli attivisti del movimento che ci ospita. Riteniamo fondamentale che il congresso inaugurale di un nuovo partito politico, peraltro di opposizione, possa svolgersi in piena serenità e nel rispetto di tutte le garanzie democratiche, della struttura e di ogni singolo partecipante, elemento fondamentale per la democrazia e il pluralismo, nello Sri Lanka e non solo. Sollecitiamo le autorità pubbliche ed istituzionali a fare piena luce sull’accaduto e a dare risposta, nei tempi più rapidi,
ai tanti inquietanti interrogativi che queste sparizioni sollevano.
Per parte nostra ci impegnamo a sollevare la questione presso le nostre organizzazioni nazionali e a tenere alta l’attenzione su quanto accaduto, affinché della vicenda siano investite al massimo livello le autorità istituzionali e diplomatiche italiane, quale ulteriore elemento di tutela e di garanzia.

Sri Lanka, 7 Aprile 2012

Driss Enniya, Responsabile Ufficio Immigrati, CGIL Brescia
Gianmarco Pisa, Dipartimento Questioni Internazionali, Partito della Rifondazione Comunista
Alena Sikora, Responsabile Sportello Immigrati, Ass. Consumatori Utenti (ACU), Campania
Nicola Vetrano, avvocato, Presidente Regionale, ACU Campania

06/03/12

Dal mondo kurdo


In Turchia, centinaia di prigionieri politici curdi, tra cui tre Parlamentari hanno iniziato uno sciopero della fame a oltranza, per chiedere la liberazione del leader del PKK e il pieno riconoscimento dei diritti politici della popolazione curda. 
Dopo uno sciopero della fame a tempo determinato, attuato da diverse centinaia di prigionieri politici tra il 1 dicembre e il 15 febbraio, la mobilitazione ha raggiunto un coinvolgimento senza precedenti. 
Zeynep Teker, Presidente della Federazione delle Associazioni che offre assistenza legale alle famiglie dei prigionieri politici (Tuhad-Fed), ha dichiarato che dal 15 febbraio più di 400 prigionieri politici hanno iniziato lo sciopero della fame a tempo indeterminato. Più di 6.300 membri del BDP inclusi 31 sindaci, sei deputati e decine di membri dei consigli comunali, si trovano attualmente in carcere a seguito delle operazioni anti KCK, lanciate nell'aprile 2009, poche settimane dopo lo storico successo del partito curdo in elezioni comunali. Il regime turco ogni settimana arresta decine di persone, facendo così lievitare il numero dei detenuti dai 60.000 registrati nel 2002 a agli oltre 130.000 detenuti attualmente.

I prigionieri sono determinati
Gli scioperanti stanno protestando contro l'isolamento del leader curdo Abdullah Ocalan, imprigionato nell'isola di Imrali dal 1999 in stato di completo isolamento e che da oltre 7 mesi non può usufruire del diritto di incontrare i suoi avvocati. 
I prigionieri hanno chiesto la liberazione di Ocalan e di tutti i prigionieri politici, il riconoscimento ufficiale dei diritti collettivi del popolo curdo nella nuova Costituzione, rimarcando l’importanza del riconoscimento dell’identità curda e del diritto all'istruzione in lingua curda. Il Presidente del Tuhad-Fed ha dichiarato che i prigionieri sono determinati a continuare lo sciopero della fame fino a quando non verrà rilasciato Ocalan e ha lanciato un monito al Governo perché soddisfi le richieste degli scioperanti: "Il governo AKP e il Ministero della Giustizia saranno ritenuti responsabili per tutte le ripercussioni negative. La liberazione di Ocalan è una richiesta comune del popolo curdo".

Lo status di prigioniero di guerra
Da parte loro, gli 8.000 militanti del PKK detenuti nelle prigioni turche, hanno annunciato che non abbandoneranno lo sciopero se il Governo non risponderà positivamente alle loro richieste: “Se le nostre richieste non saranno prese in considerazione, chiederemo alle Nazioni Unite di poter beneficiare dello status di prigioniero di guerra.”

Parlamentari in sciopero
Fuori dalla prigione, il 20 e 21 febbraio circa 20 parlamentari del BDP hanno iniziato uno sciopero della fame, per sostenere i prigionieri. Centinaia di persone in tutto il paese, in particolare a Hakkari,Diyarbakir, Batman, Istanbul, Van e Sirnak, hanno deciso di aderire allo sciopero.

Sindacati in sciopero
La sezione KESK di Diyarbakır, ha annunciato che darà inizio a uno sciopero della fame per denunciare le crescenti e continue ondate di arresti. Anche i dipartimenti del DISK  di Diyarbakir, Urfa, Dersim, Siirt, Batman, Van, Agri e Kars hanno aderito a due giorni di sciopero della fame. "Le politiche di negazione e di eliminazione contro i curdi adottate dall'AKP, non stanno portando a nessuna soluzione. Noi lavoratori, non ci arrenderemo", ha detto il Saliha Aydeniz parlando a nome del KESK. Aydeniz ha aggiunto che i reati di pedofilia commessi nella prigione Pozantı, rappresentano uno degli strumenti di oppressione adottati dell'AKP.

05/03/12

Quella valigia dall'Ecuador


Il ministro degli Interni, Jose Serrano, ha annunciato che rilascerà un rapporto che mostra che il Ministero degli Esteri non è coinvolto nel caso della valigia diplomatica contenente la droga, dichiarando inoltre che verranno resi pubblici dati rilevanti per far chiarezza su questo caso, come le certificazione di tutte le valigia diplomatiche da parte della Polizia Nazionale sarà così pienamente dimostrato che il Ministero degli Esteri non ha alcuna responsabilità in materia. 
I politici dell'opposizione hanno colto la questione per attaccare il governo e chiedere la rimozione del cancelliere Ricardo Patino, mentre in realtà loro stessi sono sospettati di aver creato appositamente la vicenda.
A questo proposito è stato sottoposto anche in Italia, un Manifesto di solidarietà al governo del Presidente Correa e al Ministro Ricardo Patino, dove si respingono gli attacchi personali ricevuti dal Cancelliere Ricardo Patino in questi ultimi giorni, che non fanno che confermare che l’unica finalità dell'opposizione, di alcuni gruppi di pressione e di alcuni mezzi di comunicazione, è di creare un’atmosfera negativa, tergiversando in modo grottesco la realtà e mentendo vilmente per appannare e oscurare i risultati raggiunti dal governo.

La notizia:
In Ecuador è noto come il caso della "Maleta Diplomatica". 10 pacchi che contenevano ben 40 chili di Cocaina liquida per un valore stimato intorno ai due milioni di Euro, provenienti dall'Ecuador, destinati inconsapevolmente al Consolato Ecuadoriano di Milano e che avrebbero dovuto contenere oggetti e materiali provenienti dal paese Sudamericano necessari per realizzare uno spettacolo teatrale gestito da un gruppo di attori ecuadoriani.
Cinque cittadini dell'Ecuador sono stati arrestati dagli agenti del commissariato Bonola con l'accusa di detenzione finalizzata allo spaccio di droga. Un componente della banda Cristian Geovanny Loor, 33 anni, regista e attore teatrale, era riuscito ad instaurare rapporti di lavoro con il personale del consolato per organizzare la spedizione di materiale in Italia tramite un 'pacco diplomatico'.
Il ministero ecuadoriano degli esteri, totalmente all'oscuro degli intenti del regista-attore e dei suoi complici, aveva autorizzato, dietro pagamento, l'uso del canale diplomatico per quella che era stata presentata come una spedizione di materiale promozionale da utilizzare nel corso di una manifestazione divulgativa della cultura e delle tradizioni delle isole Galapagos.
L' inchiesta era partita nel giugno 2011 a luglio. Il traffico dai Caraibi, con metodi tradizionali non avevano funzionato: Adriano Saez Benigni, uno dei "cavalli", era stato pizzicato a Linate lo scorso settembre con 2,2 chili di coca, due mesi dopo era toccato a Fabrizio Morelli, unico milanese del gruppo, preso con 2,7 chili a Madrid. Da qui, l' idea di sfruttare il canale diplomatico e gli agganci di Loor.
La parte più delicata dell'indagine è stata il contatto col il Console e l'addetto al commercio ecuadoriani. Il 17 gennaio scorso, con le 80 tazze alla cocaina ferme a Linate, entrambi vennero convocati per dare l'assenso all'apertura del pacco. Timbri, bolle d'accompagnamento e date di spedizioni erano effettivamente sospetti. Dentro, la sorpresa. Un carico di cocaina liquida con un valore all'ingrosso stimato in 2 milioni di euro. Tagliata, quella cocaina avrebbe fruttato al dettaglio almeno 10 milioni,

12/12/11

Continuano le sparizioni nello Sri Lanka


Ricevo e diffondo il comunicato stampa urgente:

Dal pomeriggio di sabato 11 dicembre non si hanno più notizie di due attivisti per i diritti umani dello Sri Lanka. Sono Lalith Kumara Veeraraj e Kugan Muruganandan di Jaffna,
I due militanti stavano organizzando un'assemblea pubblica per presentare nella città di Jaffna il nuovo “Movimento per lotta popolare” (Peoples Struggle Movement).
Lalith, era partito da Vavuniya il giorno prima, al fine di partecipare alla conferenza stampa indetta, per oggi ed era arrivato alla residenza di Kugan Muruganandan in Awarangal, Jaffna.
Sia Lalith e Kugan, ieri si erano allontanati da casa, su una moto, verso le 17,00. Quella è stata l'ultima volta che si sono visti e successivamente è stata presentata una denuncia di scomparsa alla Polizia di Jaffna.

Costituito subito dopo la fine della guerra, il Peoples Struggle Movement è composto da varie forze politiche, sociali, sindacali, studentesche e contadine e, per la prima volta nello Sri Lanka, un movimento che coinvolge tutte le etnie del paese: tamil, musulmani e cingalesi. Si batte per una vera democrazia, per i diritti umani e le libertà individuali di tutti i cittadini srilankesi.
Lalith Kumar è anche organizzatore di "we are sri lankan" (noi siamo srilankesi), associazione che si occupa della situazione di migliaia di giovani tamil rinchiusi nelle carceri, senza nessuna accusa a loro carico, da più di due anni e mezzo dalla fine della guerra. Inoltre è attivo nell'organizzare manifestazioni contro la massiccia e soffocante presenza dei militari (un soldato ogni 10 abitanti) nelle provincie del nord.
Lalith era già stato fermato per ben 3 volte nell'ultimo anno, minacciato e brutalmente aggredito dai militari.

Nello Sri Lanka, dalla fine della guerra, sono centinaia le persone scomparse, tra oppositori, attivisti e giornalisti, molti dei quali ritrovati morti pochi giorni dopo.

Chiediamo con forza, a tutte le organizzazioni mondiali, di intervenire presso il governo srilankese per richiedere il rispetto dei diritti umani e la fine dei metodi repressivi e intimidatori nei confronti del popolo srilankese e un impegno fin da subito, per richiedere il rilascio immediato dei nostri due attivisti scomparsi.

Scrivete una nota di protesta all'ambasciata dello Sri lanka in Italia: slembassy@tiscali.it    oppure: embassy@srilankaembassyrome.org
Movimento per lotta popolare – Sri Lanka

07/12/11

L'oro del Venezuela torna a casa

 

Il presidente del Venezuela, Hugo Chavez ha annunciato l'arrivo della seconta parte delle riserve auree nazionali rimpatriati nel paese sudamericano.
"È il nostro oro, è la riserva economica dei nostri figli", ha detto Chavez. 
"Non avrebbe mai dovuto lasciare la Banca Centrale del Venezuela, per finire nelle banche di Londra o negli USA", ha detto il presidente.
"Per quanto tempo avremo il nostro oro a Londra? Per vedere se un Re o la NATO lanciano un decreto per dire, questo oro è nostro", si domandava.
Il leader bolivariano ha detto che "nulla è più insicuro di avere l'oro nelle banche in Europa o negli Stati Uniti, dove fallimenti bancari sono all'ordine del giorno".

Non sussiste nessun motivo perchè l'oro venezuelano resti in garanzia nelle banche straniere. Negli anni 80, per la concessione d'un prestito non si accontentarono delle garanzie rappresentate dai giacimenti di idrocarburi e dalle materie prime presenti in Venezuela. No, pretesero ed ottennero dai servili governi di allora, anche una buona parte della riserva d'oro.
Mentre l'economia globale si é inceppata, e l'elite finanziaria va all'assalto delle riserve monetarie e d'oro delle nazioni industrializzate, Chávez ha scartato che l'oro venezuelano sará utilizzato per il pagamento del debito. 
"Sono gli Stati Uniti a non avere con che pagare il loro debito con il mondo, noi non abbiamo nessun problema" ha aggiunto. Il Venezuela non ha più debiti né vincoli con il FMI, e nemmeno con le banche internazionali private. Stringe vincoli diretti con la Cina, Russia, Brasile ecc, collaborazioni strategiche che fanno leva sulle garanzie solide e veraci dei suoi ingenti giacimenti di idrocarburi e di materie prime. La creazione di fondi sovrani da Stato a Stato con tutte le economie emergenti é la linea di Caracas, e i grandi progetti avviati implicano il trasferimento e la cessione di tecnologia.

Due mesi fa, il presidente venezuelano ha desiso di trasferire l'oro dopo che in precedenza ha fatto lo stesso con le riserve in valuta convertibile, passate da banche americane in Europa e poi a paesi emergenti come Cina, Russia e Brasile.
Il carico sarà sorvegliato dalle Forze Armate bolivariano presso la Banca Centrale del Venezuela (BCV). Si prevede di rimpatriare 16.908 di 29.000 lingotti totale detenuta dal paese, secondo il presidente BCV, Nelson Merentes.
La massa totale di riserve auree del Venezuela è di 365 tonnellate, pari a 30.000 milioni di dollari, classificato quindicesimo in tutto il mondo.

01/12/11

Parmalat venezuela, presa con le mani nel...latte

La Parmalat Dairy Company, controllata dal gruppo francese Lactalis, si è scusata con il Presidente venezuelano Hugo Chavez, per i fatti avvenuti, dopo che i militari hanno trovato in uno dei loro punti vendita più di 200 tonnellate di latte in polvere, proprio nel mezzo di una crisi, artificiale e pianificata, di speculazione per la scarsità di materie di prima necessità come il latte in polvere.

Chavez aveva denunciato la
Parmalat di accaparramento dei prodotti e favorire il mercato nero e la speculazione.
Fenomeno che si tenta di bloccare attraverso la nuova legge di costi e prezzi, in vigore dalla scorsa settimana, che permette al governo anche di espropriare le aziende che violano le leggi venezuelane

In un primo momento, Parmalat ha descritto come "strana" e temporanea l'accumolo di circa 210 tonnellate di latte conservato trovato presso il suo stabilimento di El Vigia, nello stato di Merida, e ha dichiarato che sia il Ministero dell'alimentazione, come il Sovrintendente Nazionale di Silos, Magazzini e Depositi agricoli (SADA) erano stati informati della questione.

Questa risposta non aveva convinto Chavez, che ha accusato l'azienda italiana di "prendere per il culo" il Governo venezuelano. "Signori della Parmalat, non siamo stupidi!" Disse il fine settimana.

"Ci rivolgiamo con rispetto a voi in questa occasione per offrire le nostre più sentite scuse per non aver raggiunto il nostro obiettivo come azienda, per comunicare adeguatamente ciò che è accaduto nel caso specifico delle quote latte conservato",
dicchiarò Parmalat in un comunicato pubblicato Martedì nella stampa locale .

L'azienda italiana ha detto che la sua intenzione non era "minare gli sforzi" del governo Chavez d'onore "a favore della catena alimentare e la tutela dei consumatori nazionali". "Ci rammarichiamo per il disagio creato dalla nostra dichiarazione precedente e di offrire le nostre scuse a voi e al governo".

22/10/11

Bolivia, la strada nella Riserva non si farà.


Il presidente boliviano Evo Morales ha annunciato che la strada nella riserva dell'Isoboro Secure' non si farà, ed ha rinviato la questione al parlamento affinchè queste terre vengano dichiarate ''intoccabili''.
È vittoria per gli indios delle Terre Basse: un migliaio di questi aveva marciato per 70 giorni e 610 chilometri, dalla selva alla capitale, per protestare contro la realizzazione dell'infrastruttura, che avrebbe spaccato in due la riserva.

Per adempiere alla promessa fatta ai leader dei popoli indigeni d'Oriente, il presidente Evo Morales ha lasciato il suo ufficio nel Palazzo del Governo per andare a salutare personalmente i manifestanti che erano in Piazza Murillo nella notte di Venerdì. Il Capo dello Stato ha girato la piazza occupata accompagnato dal ministro della Comunicazione, Ivan Canelas, e dal Vice Ministro di coordinamento con i movimenti sociali, César Navarro. 
I manifestanti che hanno iniziato la loro marcia il 15 agosto a Trinidad, nel dipartimento di Beni, circa 600 chilometri da La Paz, dalla selva alla capitale,  hanno una lista di 16 richieste, tra cui quella per la non realizzazione della strada che avrebbe spaccato il cuore del Parco nazionale Isiboro Securé (TIPNIS) considerato una ricchezza naturale. 
Il Presidente ha detto ai manifestanti che il governo "comprende la richiesta e ha inviato le raccomandazioni alla Assemblea Legislativa perchè la strada non passi attraverso il TIPNIS", attirando gli applausi dei nativi dell'est.
Evo ha anche detto che gli eventi successi a Yucumo il 25 settembre, dove la polizia si è scagliato con violenza contro i manifestanti, "sono un fatto deplorevole, e che mai ordinerebbe agli ufficiali. In passato sono stato vittima di tali attacchi e di tortura, come dirigente sindacale e politico, quindi sono contrario a questi eccessi", sottolinenado inoltre, di aver ordinato una inchiesta per i fatti avvenuti.

29/09/11

Quella mediazione del Presidente del Venezuela, Hugo Chávez, da far passare in silenzio.

L'Iran conferma che la liberazione dei due americani Josh Fattal e Shane Bauer è anche frutto della richiesta e della mediazione del Presidente del Venezuela, Hugo Chávez.

Gli "escursionisti" americani liberati dall'Iran, il ​​21 settembre, dopo essere stati trattenuti per più di due anni, accusati di spionaggio sono tornati negli Stati Uniti.
I due sono stati liberati dopo che il sultanato del Golfo di Oman  ha pagato una cauzione di un milione di dollari per il loro rilascio dal carcere Evin di Teheran.
Shane Bauer e Josh Fattal, entrambi 29 anni, erano stati arrestati con Bauer fidanzata Sarah Shourd (rilasciata lo scorso anno su cauzione di 500.000 dollari, pagati sempre dall' Oman) nella zona montagnosa vicino al confine con l'Iraq, il 31 luglio 2009, durante un'escursione nella regione del Kurdistan nel nord, ed un tribunale iraniano aveva condannato il mese scorso Bauer e Fattal a otto anni di carcere per spionaggio.
Nella foto: Il Canceliere del Venezuela, Nicolas Maduro, si incontra con i due giovani americani, che hanno ringraziato il presidente Hugo Chavez e il Venezuela dell'aiuto per la loro liberazione.

27/09/11

Gli USA, sempre più preoccupati per la presenza cinese in America Latina


Gli Stati Uniti hanno sempre considerato l'America Latina come il loro "cortile di casa". 
Oggi sono preoccupato del fatto che molti governi della regione esprimono forti posizioni di sovranità, anche aumentando il commercio con la Cina.
 
Tratto da un articolo di Emilio Marin su www.laarena.com.ar

 Oltre a molti altri fili conduttori tra l'oligarchia venezuelana e l'ambasciata USA a Caracas, ora anche molti uomini d'affari evidenziano il loro odio nei confronti dell presidente Hugo Chávez.Tale ostilità ha molte ragioni politiche, tra le prime, lo stretto rapporto il presidente bolivariano ha stabilito con Pechino. Chavez ha viaggiato sei volte fino ad oggi nella capitale cinese, e il commercio bilaterale, sempre in aumento, ammonta già a 10.000 milioni di dollari.Da Caracas, in direzione dei porti cinesi, partono ogni giorno 400.000 barili di petrolio e si prevede di aumentarle a breve termine, fino ad un milione, degli oltre 3 milioni al giorno estratti da Petroleos de Venezuela SA (PDVSA).L'accordo per cui la Cina presta denaro e il Venezuela paga con il petrolio, non è il solo. Lo scorso agosto il ministro venezuelano del commercio, Edemée Betancourt, ha spiegato che entrambi i governi hanno realizzato 137 progetti di cooperazione. Essi ruotano attorno a progetti per infrastrutture, trasporti e strade, tra cui un programma di costruire 7.000 case, progetti già a buon punto.Il finanziamento di tali progetti provengono dal Fondo di finanziamento misto, che il partner asiatico ha contribuito con 4.000 milioni di dollari, mentre altri 2.000 milioni arrivano dal Sud America.
È anche un momento felice per le relazioni Cina-
Cuba, non solo per affinità politiche. Lo scorso giugno era a La Habana il vice presidente del paese asiatico, Xi Jinping e fu accolto da Raul Castro e sono stati firmati 13 accordi di cooperazione in materia di telecomunicazioni, trasporti, biotecnologie e l'energia.Commerci reciprocamente vantaggiosi, investimenti, scambi culturali e politici, caratterizzano i rapporti della Cina con questi due paesi (Cuba e Venezuela), ma anche con gli altri nella regione. Anche coloro che non sono politicamente legati, come il Cile, Colombia e Perù prima di Ollanta Humala.In relazione a paesi dell'America Latina e dei Caraibi, il presidente cinese Hu Jintao ha affermato nel 2008, quando visitò vari paesi, che il commercio del suo paese era aumentato di dieci volte, da 10.000 milioni a 100.000 milioni di dollari. Ma il commercio ha continuato a crescere e, al 2010, era salito a 140.000 milioni.La Cina sta portando avanti i suoi accordi con altri paesi dell'America Latina. Con l'Argentina ha firmato un accordo lo scorso anno da 10.000 milioni di dollari per gli investimenti ferroviari, di cui una parte sarebbe andato al ramo Belgrano Cargas.
Per ovvie ragioni di dimensioni, mercato e vendite, il commercio cinese ha puntato la mira verso il Brasile, lider del Mercosur e membro del BRIC (gruppo globale composto di quel paese e la Russia, India e Cina).
Tatticamente questa tendenza sarà rafforzata perché il Brasile ospiterà la Coppa del Mondo nel 2014 e le Olimpiadi due anni dopo. Ci sarà bisogno di costruire stadi, infrastrutture, ecc, che hanno un importo tra 60.000 e 120.000  milioni di dollari.
La Cina ha inoltre firmato accordi con l'Uruguay, da quando è presidente Vázquez José Mujica, e anche con altri paesi minori, come la Bolivia. In quest'ultimo caso, dopo trattative tra il 2009 e il 2010, si è firmato un accordo definitivo per costruire un satellite di comunicazioni di terza generazione, che sarà battezzato "Tupac Katari". Dovrebbe essere lanciato in orbita nel 2013 e la sua funzione principale è quella di migliorare il collegamento delle telecomunicazioni e di Internet in molte parti del paese.Per Evo Morales, è una priorità per poter rispettare un articolo della nuova Costituzione che garantisce il diritto di tutti i boliviani per le comunicazioni. La Tupac Katari costerà complessivamente 300 milioni di dollari e prevede anche la formazione del personale tecnico dell'Agenzia Spaziale boliviana. Oltre a rendersi indipendenti, questo progetto consente di risparmiare il 40% del costo attuale dell telecomunicazioni via satellite rispetto allle aziende che oggi vendono questi servizi: Intelsat, Eurotv, Hispasat, Argsat, Satmex e Sesnewskys.Un altro progetto cino-boliviano prevede la costruzione della linea ferroviaria elettrica, per passeggeri e merci, che unisca Santa Cruz all'Oceano Pacifico.
Sono apprezzabili anche gli investimenti cinesi in Ecuador. Gli asiatici l'anno scorso hanno fornito 1.700 milioni di dollari per finanziare il progetto idroelettrico Coca Codo Sinclair e altri 571 milioni sono previsti per un'altra idroelettrica. I termini di questi prestiti sono a favore di Rafael Correa, in quanto hanno un tasso di interesse del 6,35 per cento a 15 anni, con quattro di grazia.