22/03/13
17/08/12
Giornalisti siriani liberati dall’Esercito Siriano-16/8/2012
Le Forze Armate Siriane hanno liberato, in un operazione di alta professionalità militare, la squadra del canale satellitare siriano al-Ikhbariya, i quali erano stati rapiti da un gruppo armato terroristico 7 giorni fa ad al-Tal, area della campagna di Damasco.
Le Forze Armate Siriane hanno liberato, in un operazione di alta professionalità militare, la squadra del canale satellitare siriano al-Ikhbariya, i quali erano stati rapiti da un gruppo armato terroristico 7 giorni fa ad al-Tal, area della campagna di Damasco.
13/08/12
Per salvare Yara al-Saleh Abbas!
È partita una campagna per richiedere il rilascio della giornalista siriana,
Yara al-Saleh Abbas e della sua squadra del canale televisivo Al Ikhbareya.
INVIA UNA MAIL CON OGGETTO "Per salvare Yara al-Saleh Abbas!"
Minacciata di morte dai suoi rapitori, sequestrata assieme a tutta l'equipe della televisione siriana sequestrata, il 10 agosto scorso nella periferia di Damasco.
Nella MAIL è necessario includere il seguente testo:
Signor Presidente della Repubblica francese,
Nella MAIL è necessario includere il seguente testo:
Signor Presidente della Repubblica francese,
sappiamo che siete in contatto permanente con le milizie hanno rapito
Yara al-Saleh Abbas, giornalista televisiva siriana ed Il suo team.
Questo giornalista è in pericolo di vita e può essere assassinata,
Questo giornalista è in pericolo di vita e può essere assassinata,
come è accaduto di recente, ad altri giornalisti siriani.
Vi chiediamo di intercedere di persona per chiedere la liberazione
Vi chiediamo di intercedere di persona per chiedere la liberazione
di questa giornalista e dei suoi colleghi.
Indirizzi di collaboratori del presidente francese François Hollande:
Pierre-Rene.Lemas@elysee.fr (Segretario Generale)
Aquilino.Morelle@elysee.fr (Consigliere Politico)
Emmanuel.Macron@elysee.fr (Segretario Generale aggiunto)
Nicolas.Revel@elysee.fr (Segretario Generale aggiunto)
Sylvie.Hubac@elysee.fr (Direttrice di gabinetto)
Alain.Zabulon@elysee.fr (Vice Direttore di gabinetto)
Pierre.Besnard@elysee.fr (Capo di gabinetto)
Paul.Jean-Ortiz@elysee.fr (Consigliere diplomatico)
Emmanuel.Bonne@elysee.fr (Consigliere per il Medio Oriente)
Benoit.Puga@elysee.fr (Capo di Stato Maggiore particolare)
Eric.Lavault@elysee.fr (Aiutante di campo)
Yann.Latil@elysee.fr (Aiutante di campo)
Indirizzi di collaboratori del presidente francese François Hollande:
Pierre-Rene.Lemas@elysee.fr (Segretario Generale)
Aquilino.Morelle@elysee.fr (Consigliere Politico)
Emmanuel.Macron@elysee.fr (Segretario Generale aggiunto)
Nicolas.Revel@elysee.fr (Segretario Generale aggiunto)
Sylvie.Hubac@elysee.fr (Direttrice di gabinetto)
Alain.Zabulon@elysee.fr (Vice Direttore di gabinetto)
Pierre.Besnard@elysee.fr (Capo di gabinetto)
Paul.Jean-Ortiz@elysee.fr (Consigliere diplomatico)
Emmanuel.Bonne@elysee.fr (Consigliere per il Medio Oriente)
Benoit.Puga@elysee.fr (Capo di Stato Maggiore particolare)
Eric.Lavault@elysee.fr (Aiutante di campo)
Yann.Latil@elysee.fr (Aiutante di campo)
IL VIDEO RILASCIATO DAI RAPITORI:
31/07/12
La ULAN sospende l'agenzia statale del Paraguay
L'Unione Latinoamericana di Agenzie di Notizie (ULAN) ha condannato il
colpo di stato istituzionale nei confronti di Fernando
Lugo, Presidente eletto del Paraguay e ha sospeso dall'organizzazione Agencia de Información Pública (IP) del Paraguay, fino al ristabilimento della democrazia nel paese.
La
decisione è stata presa dal Comitato esecutivo della ULAN, che si è
riunito ieri e oggi a La Paz, e sarà presentato per la ratifica alla
prossima riunione dell'organizzazione, che sarà a novembre in Argentina.Il
Comitato Esecutivo ha inoltre riaffermato l'impegno della ULAN a difesa dei
principi della democratizzazione dell'informazione e del diritto
universale alle informazioni.
La ULAN insiste nella sua difesa dei diritti umani e
della libertà di espressione, "simboli di governo democratico" nei
paesi che lo compongono, e ha deciso di convocare un forum sulla
libertà di espressione che si terrà insieme alla prossima assemblea.
In
precedenza, i rappresentanti delle agenzie statali Agencia Venezolana de Noticias; Agencia Brasil, Télam (Argentina), IP Paraguay, Notimex, Andes (Ecuador), Prensa Latina (Cuba), Agencia Guatemalteca de Noticias y Agencia Boliviana de Información hanno condannato le uccisioni di giornalisti
in Messico,
Perù e Brasile da parte di gruppi legati al traffico di droga e hanno
richiamato l'attenzione sulla necessità di eliminare tali pratiche.
Il
Comitato esecutivo della ULAN ha lo scopo di promuovere la
democratizzazione della comunicazione in America Latina e contribuire
all'integrazione dei popoli, discutendo il ruolo delle agenzie di stampa
e le nuove sfide del giornalismo nella regione.
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Venezuela nel Mercosur
Il “golpe
parlamentare” dello scorso 22 giugno in Paraguay,
contro il Presidente eletto
Fernando Lugo, ha mostrato un effetto boomerang non
calcolato o quantomeno sottovalutato
dall’oligarchia del paese e dagli Stati Uniti: l’entrata del
Venezuela nel MERCOSUR.
Deciso nel corso del vertice dei Presidenti del Paesi membri del MERCOSUR, svoltosi a Buenos Aires il 29 giugno scorso, l’ingresso definitivo del Venezuela nel blocco, avverrà formalmente oggi, 31 luglio, con una cerimonia solenne a
Rio de Janeiro.
Per anni il
Parlamento del Paraguay, era riuscito a bloccarne
l’allargamento al Venezuela di Chavez, ed era uno dei fattori di scontro con il presidente Lugo, probabilmente il principale assieme al tentativo di una riforma agraria.
Ma nei giorni seguenti al colpo di Stato, in violazione del regolamento del blocco, al Paraguay è stata sospesa l'adesione e il
diritto di voto e di veto a
tempo indeterminato. La decisione, è valida
fino al «ripristino delle istituzioni democratiche».
Ed è così che, su proposta della Presidente
brasiliana Dilma Roussef e con l’approvazione immediata dell'omologa argentina Cristina Fernández e di José Mujica, Presidente dell'Uruguay, il
Venezuela entrerà a far parte del MERCOSUR a pieno titolo e definitivamente.
L'organizzazione fu istituita con il Trattato di Asunción firmato il 26 marzo
1991 da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, con l'obiettivo di
realizzare un mercato comune, attraverso l’abolizione dei dazi doganali
tra i paesi membri e l’applicazione di tariffe comuni verso paesi terzi.
Il Mercado Común del Sur è ora costituito da
Brasile, Argentina, Uruguay e Venezuela, con la sospensione del
Paraguay, e ha come Stati associati, in veste di osservatori, la
Bolivia, il Cile, la Colombia, l'Ecuador e il Perù.
19/07/12
Cauca - Colombia: lo sgombero ordinato da Santos, provoca 26 feriti tra gli indigeni
Il
presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, mercoledì ha ordinato
lo sgombero degli indigeni dalla base militare causando almeno 26 feriti tra gli indigeni, negli scontri con i membri della polizia anti-sommossa (ESMAD), riportato dal corrispondente
di Telesur in Colombia, Angie Camacho. Camacho ha detto che tra i feriti, uno risulta ferito da proiettile di fucile, mentre un'altra persona risulta disperso.
In questo momento gli indios, circa 3.000, hanno praticamente accerchiato la collina di Berlin, e mentre cercavano di scalare la collina, (nel comune rurale di Toribio nel dipartimento del Cauca) sono stati attaccati con gas lacrimogeni, da parte della polizia anti-sommossa che cercano di impedire che gli indiosi ritornino ad occupare la base militare ai piedi delle tre antenne di comunicazione.
In questo momento gli indios, circa 3.000, hanno praticamente accerchiato la collina di Berlin, e mentre cercavano di scalare la collina, (nel comune rurale di Toribio nel dipartimento del Cauca) sono stati attaccati con gas lacrimogeni, da parte della polizia anti-sommossa che cercano di impedire che gli indiosi ritornino ad occupare la base militare ai piedi delle tre antenne di comunicazione.
Dal 10 luglio gli abitanti del nord del Cauca hanno avviato azioni di resistenza ai combattimenti tra l'esercito e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC-EP), che hanno causato centinaia di sfollati nella regione.
Le azioni adottate dagli indios sono quelle di smantellare le trincee degli insorti e delle truppe dell'esercito per porre fine ai combattimenti nella zona.
Alcuni giorni fa, circa mille abitanti della comunità di Toribio, hanno attaccato circa 200 soldati schierati nella base militare situata sulla collina di Berlin, dopo aver distrutto le loro trincee e tende, tenendone una trentina in stato di fermo.
Le azioni adottate dagli indios sono quelle di smantellare le trincee degli insorti e delle truppe dell'esercito per porre fine ai combattimenti nella zona.
Alcuni giorni fa, circa mille abitanti della comunità di Toribio, hanno attaccato circa 200 soldati schierati nella base militare situata sulla collina di Berlin, dopo aver distrutto le loro trincee e tende, tenendone una trentina in stato di fermo.
11/04/12
LIBERI!!!!
Mi è giunta ora la notizia che i due compagni sono stati liberati dalle autorità dello Sri Lanka, sotto la pressione del movimento, della solidarietà internazionale e del governo australiano.
09/04/12
Comunicato Urgente - Altre sparizioni nello Sri Lanka
La delegazione internazionale, presente nello Sri Lanka, proveniente
dall’Italia in occasione della conferenza inaugurale del Front-line
Socialist Party, prevista per il giorno 9 Aprile nella capitale Colombo,
denuncia la scomparsa di due tra i più autorevoli esponenti del
costituendo partito politico. Si tratta di Premakumar Gunaratnam, leader
di primo piano del Movimento di Lotta Popolare, organizzazione sociale
del partito ed esponente di spicco, tra i papabili segretari, del
Front-line Socialist Party, e di Dimithu Attygalle, responsabile del
settore femminile e per le questioni internazionali dell’organizzazione.
Le modalità della scomparsa sono stupefacenti, sia per il modo come
sembrano essersi sviluppati gli eventi, sia per la singolare tempistica
dei fatti. I due leader sono diventati irreperibili nello stesso momento
e per ore, al punto che al momento in cui vengono scritte queste note
non si ha alcuna notizia di loro: nessuno sa dire dove possano
trovarsi e le loro utenze telefoniche sono inattive, con i telefoni
cellulari spenti o non raggiungibili. Dopo la scomparsa di Gunaratnam,
che è inoltre cittadino australiano, presso la propria abitazione è
stata perfino rinvenuta la sua automobile gravemente danneggiata, con i
finestrini e le ruote devastate.
Il tutto alla vigilia della
conferenza inaugurale del partito, dove i due leader vrebbero certamente
avuto un ruolo di primo piano, in un partito che intende collocarsi
alla opposizione della attuale maggioranza di governo. Tutto ciò, per di
più, in un contesto in cui, nel corso dell’ultimo anno, sono state
registrate e denunciate numerose sparizioni nello Sri Lanka,
puntualmente denunciate alla polizia ma su cui né le forze di polizia né
le autorità di governo hanno saputo fare luce, mentre recente è il
pronunciamento della Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti
Umani, in merito a violazioni dei diritti umani registrate nel Paese e
di cui è stata illustrata presso le Nazioni Unite una ampia
documentazione.
Come delegazione internazionale, composta di
esponenti politici e sindacali, attivisti per la democrazia e i diritti
umani, non possiamo tacere la nostra forte preoccupazione e condividiamo
l’allarme che viene espresso dagli amici e dagli attivisti del
movimento che ci ospita. Riteniamo fondamentale che il congresso
inaugurale di un nuovo partito politico, peraltro di opposizione, possa
svolgersi in piena serenità e nel rispetto di tutte le garanzie
democratiche, della struttura e di ogni singolo partecipante, elemento
fondamentale per la democrazia e il pluralismo, nello Sri Lanka e non
solo. Sollecitiamo le autorità pubbliche ed istituzionali a fare piena
luce sull’accaduto e a dare risposta, nei tempi più rapidi,
ai tanti inquietanti interrogativi che queste sparizioni sollevano.
Per parte nostra ci impegnamo a sollevare la questione presso le nostre
organizzazioni nazionali e a tenere alta l’attenzione su quanto
accaduto, affinché della vicenda siano investite al massimo livello le
autorità istituzionali e diplomatiche italiane, quale ulteriore elemento
di tutela e di garanzia.
Sri Lanka, 7 Aprile 2012
Driss Enniya, Responsabile Ufficio Immigrati, CGIL Brescia
Gianmarco Pisa, Dipartimento Questioni Internazionali, Partito della Rifondazione Comunista
Alena Sikora, Responsabile Sportello Immigrati, Ass. Consumatori Utenti (ACU), Campania
Nicola Vetrano, avvocato, Presidente Regionale, ACU Campania
06/03/12
Dal mondo kurdo
In Turchia,
centinaia di prigionieri politici curdi, tra cui tre
Parlamentari hanno iniziato uno sciopero della fame a oltranza,
per chiedere la liberazione del leader del PKK e il pieno
riconoscimento dei diritti politici della popolazione curda.
Dopo uno sciopero della fame a tempo determinato, attuato da
diverse centinaia di prigionieri politici tra il 1 dicembre e il
15 febbraio, la mobilitazione ha raggiunto un coinvolgimento
senza precedenti.
Zeynep Teker, Presidente della Federazione
delle Associazioni che offre assistenza legale alle famiglie dei
prigionieri politici (Tuhad-Fed), ha dichiarato che dal 15
febbraio più di 400 prigionieri politici hanno iniziato lo
sciopero della fame a tempo indeterminato. Più di 6.300 membri
del BDP inclusi 31 sindaci, sei deputati e decine di membri dei
consigli comunali, si trovano attualmente in carcere a seguito
delle operazioni anti KCK, lanciate nell'aprile 2009, poche
settimane dopo lo storico successo del partito curdo in elezioni
comunali. Il regime turco ogni settimana arresta decine di
persone, facendo così lievitare il numero dei detenuti dai
60.000 registrati nel 2002 a agli oltre 130.000 detenuti
attualmente.
I prigionieri sono determinati
Gli scioperanti
stanno protestando contro l'isolamento del leader curdo Abdullah
Ocalan, imprigionato nell'isola di Imrali dal 1999 in stato di
completo isolamento e che da oltre 7 mesi non può usufruire del
diritto di incontrare i suoi avvocati.
I prigionieri hanno
chiesto la liberazione di Ocalan e di tutti i prigionieri
politici, il riconoscimento ufficiale dei diritti collettivi del
popolo curdo nella nuova Costituzione, rimarcando l’importanza
del riconoscimento dell’identità curda e del diritto
all'istruzione in lingua curda. Il Presidente del Tuhad-Fed ha
dichiarato che i prigionieri sono determinati a continuare lo
sciopero della fame fino a quando non verrà rilasciato Ocalan e
ha lanciato un monito al Governo perché soddisfi le richieste
degli scioperanti: "Il governo AKP e il Ministero della
Giustizia saranno ritenuti responsabili per tutte le
ripercussioni negative. La liberazione di Ocalan è una richiesta
comune del popolo curdo".
Lo status di prigioniero di guerra
Da parte loro,
gli 8.000 militanti del PKK detenuti nelle prigioni turche,
hanno annunciato che non abbandoneranno lo sciopero se il
Governo non risponderà positivamente alle loro richieste: “Se le
nostre richieste non saranno prese in considerazione, chiederemo
alle Nazioni Unite di poter beneficiare dello status di
prigioniero di guerra.”
Parlamentari in sciopero
Fuori dalla prigione, il 20 e 21 febbraio circa 20 parlamentari del BDP hanno iniziato uno sciopero della fame, per sostenere i prigionieri. Centinaia di persone in tutto il paese, in particolare a Hakkari, Diyarbakir, Batman, Istanbul, Van e Sirnak, hanno deciso di aderire allo sciopero.
Sindacati
in sciopero
La
sezione KESK di Diyarbakır, ha annunciato che darà inizio a uno
sciopero della fame per denunciare le crescenti e continue
ondate di arresti. Anche i dipartimenti del DISK di Diyarbakir,
Urfa, Dersim, Siirt, Batman, Van, Agri e Kars hanno aderito a
due giorni di sciopero della fame. "Le politiche di negazione e
di eliminazione contro i curdi adottate dall'AKP, non stanno
portando a nessuna soluzione. Noi lavoratori, non ci
arrenderemo", ha detto il Saliha Aydeniz parlando a nome del
KESK. Aydeniz ha aggiunto che i reati di pedofilia commessi
nella prigione Pozantı, rappresentano uno degli strumenti di
oppressione adottati dell'AKP.
05/03/12
Quella valigia dall'Ecuador
Il ministro degli Interni, Jose Serrano, ha annunciato che rilascerà un rapporto che mostra che il Ministero degli Esteri non è coinvolto nel caso della valigia diplomatica contenente la droga, dichiarando inoltre che verranno resi pubblici dati rilevanti per far chiarezza su questo caso, come le certificazione di tutte le valigia diplomatiche da parte della Polizia Nazionale e sarà così pienamente dimostrato che il Ministero degli Esteri non ha alcuna responsabilità in materia.
I politici dell'opposizione hanno colto la questione per attaccare il governo e chiedere la rimozione del cancelliere Ricardo Patino, mentre in realtà loro stessi sono sospettati di aver creato appositamente la vicenda.
A questo proposito è stato sottoposto anche in Italia, un Manifesto di solidarietà al governo del Presidente Correa e al Ministro Ricardo Patino, dove si respingono gli attacchi personali ricevuti dal Cancelliere Ricardo Patino in questi
ultimi giorni, che non fanno che confermare che l’unica finalità dell'opposizione, di alcuni
gruppi di pressione e di alcuni mezzi di comunicazione, è di creare
un’atmosfera negativa, tergiversando in modo grottesco la realtà e
mentendo vilmente per appannare e oscurare i risultati raggiunti dal
governo.
La notizia:
In
Ecuador è noto come il caso della "Maleta Diplomatica". 10
pacchi che contenevano ben 40 chili di Cocaina liquida per un valore
stimato intorno ai due milioni di Euro, provenienti dall'Ecuador,
destinati inconsapevolmente al Consolato Ecuadoriano di Milano e che
avrebbero dovuto contenere oggetti e materiali provenienti dal paese
Sudamericano necessari per realizzare uno spettacolo teatrale gestito
da un gruppo di attori ecuadoriani.
Cinque cittadini dell'Ecuador sono
stati arrestati dagli agenti del commissariato Bonola con l'accusa di
detenzione finalizzata allo spaccio di droga. Un componente della
banda Cristian Geovanny
Loor, 33 anni, regista e attore teatrale, era riuscito
ad instaurare rapporti di lavoro con il personale del consolato per
organizzare la spedizione di materiale in Italia tramite un 'pacco
diplomatico'.
Il ministero ecuadoriano degli esteri,
totalmente all'oscuro degli intenti del regista-attore e dei suoi
complici, aveva autorizzato, dietro pagamento, l'uso del canale
diplomatico per quella che era stata presentata come una spedizione
di materiale promozionale da utilizzare nel corso di una
manifestazione divulgativa della cultura e delle tradizioni delle
isole Galapagos.
L'
inchiesta era partita nel giugno 2011 a luglio. Il traffico dai
Caraibi, con metodi tradizionali non avevano funzionato: Adriano Saez
Benigni, uno dei "cavalli", era stato pizzicato a Linate lo
scorso settembre con 2,2 chili di coca, due mesi dopo era toccato a
Fabrizio Morelli, unico milanese del gruppo, preso con 2,7 chili a
Madrid. Da qui, l' idea di sfruttare il canale diplomatico e gli
agganci di Loor.
La
parte più delicata dell'indagine è stata il contatto col il Console
e l'addetto al commercio ecuadoriani. Il 17 gennaio scorso, con le 80
tazze alla cocaina ferme a Linate, entrambi vennero convocati per
dare l'assenso all'apertura del pacco. Timbri, bolle
d'accompagnamento e date di spedizioni erano effettivamente sospetti.
Dentro, la sorpresa. Un carico di cocaina liquida con un valore all'ingrosso stimato in 2 milioni
di euro. Tagliata, quella cocaina avrebbe fruttato al dettaglio
almeno 10 milioni,
12/12/11
Continuano le sparizioni nello Sri Lanka
Ricevo e diffondo il comunicato stampa urgente:
Dal pomeriggio di sabato
11 dicembre non si hanno più notizie di due attivisti per i diritti
umani dello Sri Lanka. Sono Lalith Kumara Veeraraj
e Kugan Muruganandan di Jaffna,
I due militanti stavano
organizzando un'assemblea pubblica per presentare nella città di
Jaffna il nuovo “Movimento per lotta popolare” (Peoples Struggle
Movement).
Lalith,
era partito da Vavuniya
il giorno prima, al fine di partecipare alla conferenza stampa
indetta, per oggi ed era arrivato alla residenza di Kugan
Muruganandan in Awarangal, Jaffna.
Sia Lalith e
Kugan, ieri si erano allontanati da casa, su una moto, verso le
17,00. Quella è stata l'ultima volta che si sono visti e
successivamente è stata presentata una denuncia di scomparsa alla
Polizia di Jaffna.
Costituito subito dopo la
fine della guerra, il Peoples Struggle Movement è composto da varie
forze politiche, sociali, sindacali, studentesche e contadine e, per
la prima volta nello Sri Lanka, un movimento che coinvolge tutte le
etnie del paese: tamil, musulmani e cingalesi. Si batte per una vera
democrazia, per i diritti umani e le libertà individuali di tutti i
cittadini srilankesi.
Lalith Kumar è anche
organizzatore di "we are sri lankan" (noi siamo
srilankesi), associazione che si occupa della situazione di migliaia
di giovani tamil rinchiusi nelle carceri, senza nessuna accusa a loro
carico, da più di due anni e mezzo dalla fine della guerra. Inoltre
è attivo nell'organizzare manifestazioni contro la massiccia e
soffocante presenza dei militari (un soldato ogni 10 abitanti) nelle
provincie del nord.
Lalith era già stato
fermato per ben 3 volte nell'ultimo anno, minacciato e brutalmente
aggredito dai militari.
Nello Sri Lanka, dalla fine della
guerra, sono centinaia le persone scomparse, tra oppositori,
attivisti e giornalisti, molti dei quali ritrovati morti pochi giorni
dopo.
Chiediamo con forza, a
tutte le organizzazioni mondiali, di intervenire presso il governo
srilankese per richiedere il rispetto dei diritti umani e la fine dei
metodi repressivi e intimidatori nei confronti del popolo srilankese
e un impegno fin da subito, per richiedere il rilascio immediato dei
nostri due attivisti scomparsi.
Scrivete una nota di
protesta all'ambasciata dello Sri lanka in Italia:
slembassy@tiscali.it oppure: embassy@srilankaembassyrome.org
Movimento per lotta
popolare – Sri Lanka
07/12/11
L'oro del Venezuela torna a casa
Il presidente del Venezuela, Hugo Chavez ha annunciato l'arrivo della seconta parte delle riserve auree nazionali rimpatriati nel paese sudamericano.
"È il nostro oro, è la riserva economica dei nostri figli", ha detto Chavez.
"È il nostro oro, è la riserva economica dei nostri figli", ha detto Chavez.
"Non avrebbe mai dovuto lasciare la Banca Centrale del Venezuela, per finire nelle banche di Londra o negli USA", ha detto il presidente.
"Per quanto tempo avremo il nostro oro a Londra? Per vedere se un Re o la NATO lanciano un decreto per dire, questo oro è nostro", si domandava.
Il leader bolivariano ha detto che "nulla è più insicuro di avere l'oro nelle banche in Europa o negli Stati Uniti, dove fallimenti bancari sono all'ordine del giorno".
Il leader bolivariano ha detto che "nulla è più insicuro di avere l'oro nelle banche in Europa o negli Stati Uniti, dove fallimenti bancari sono all'ordine del giorno".
Non sussiste nessun motivo perchè l'oro venezuelano resti in garanzia nelle banche straniere. Negli anni 80, per la concessione
d'un prestito non si accontentarono delle garanzie rappresentate dai
giacimenti di idrocarburi e dalle materie prime presenti in Venezuela. No, pretesero ed ottennero dai servili governi
di allora, anche una buona parte della riserva d'oro.
Mentre l'economia globale si é inceppata, e l'elite finanziaria
va all'assalto delle riserve monetarie e d'oro delle nazioni
industrializzate, Chávez ha scartato che l'oro venezuelano sará utilizzato per il
pagamento del debito.
"Sono gli Stati Uniti a non avere con che pagare il loro debito con il
mondo, noi non abbiamo nessun problema" ha aggiunto. Il Venezuela non ha
più debiti né vincoli con il FMI, e nemmeno con le banche internazionali
private. Stringe vincoli diretti con la Cina, Russia, Brasile ecc,
collaborazioni strategiche che fanno leva sulle garanzie solide e veraci
dei suoi ingenti giacimenti di idrocarburi e di materie prime. La
creazione di fondi sovrani da Stato a Stato con tutte le economie
emergenti é la linea di Caracas, e i grandi progetti avviati implicano
il trasferimento e la cessione di tecnologia.Due mesi fa, il presidente venezuelano ha desiso di trasferire l'oro dopo che in precedenza ha fatto lo stesso con le riserve in valuta convertibile, passate da banche americane in Europa e poi a paesi emergenti come Cina, Russia e Brasile.
Il carico sarà sorvegliato dalle Forze Armate bolivariano presso la Banca Centrale del Venezuela (BCV). Si prevede di rimpatriare 16.908 di 29.000 lingotti totale detenuta dal paese, secondo il presidente BCV, Nelson Merentes.
La massa totale di riserve auree del Venezuela è di 365 tonnellate, pari a 30.000 milioni di dollari, classificato quindicesimo in tutto il mondo.
La massa totale di riserve auree del Venezuela è di 365 tonnellate, pari a 30.000 milioni di dollari, classificato quindicesimo in tutto il mondo.
01/12/11
Parmalat venezuela, presa con le mani nel...latte
La Parmalat Dairy Company, controllata dal gruppo francese Lactalis, si è scusata con il Presidente venezuelano Hugo Chavez, per i fatti avvenuti, dopo che i militari hanno trovato in uno dei loro punti vendita più di 200 tonnellate di latte in polvere, proprio nel mezzo di una crisi, artificiale e pianificata, di speculazione per la scarsità di materie di prima necessità come il latte in polvere.
Chavez aveva denunciato la Parmalat di accaparramento dei prodotti e favorire il mercato nero e la speculazione.
Chavez aveva denunciato la Parmalat di accaparramento dei prodotti e favorire il mercato nero e la speculazione.
Fenomeno che si tenta di bloccare attraverso la nuova legge di costi e prezzi, in vigore dalla scorsa settimana, che permette al governo anche di espropriare le aziende che violano le leggi venezuelane
In un primo momento, Parmalat ha descritto come "strana" e temporanea l'accumolo di circa 210 tonnellate di latte conservato trovato presso il suo stabilimento di El Vigia, nello stato di Merida, e ha dichiarato che sia il Ministero dell'alimentazione, come il Sovrintendente Nazionale di Silos, Magazzini e Depositi agricoli (SADA) erano stati informati della questione.
Questa risposta non aveva convinto Chavez, che ha accusato l'azienda italiana di "prendere per il culo" il Governo venezuelano. "Signori della Parmalat, non siamo stupidi!" Disse il fine settimana.
"Ci rivolgiamo con rispetto a voi in questa occasione per offrire le nostre più sentite scuse per non aver raggiunto il nostro obiettivo come azienda, per comunicare adeguatamente ciò che è accaduto nel caso specifico delle quote latte conservato", dicchiarò Parmalat in un comunicato pubblicato Martedì nella stampa locale .
"Ci rivolgiamo con rispetto a voi in questa occasione per offrire le nostre più sentite scuse per non aver raggiunto il nostro obiettivo come azienda, per comunicare adeguatamente ciò che è accaduto nel caso specifico delle quote latte conservato", dicchiarò Parmalat in un comunicato pubblicato Martedì nella stampa locale .
L'azienda italiana ha detto che la sua intenzione non era "minare gli sforzi" del governo Chavez d'onore "a favore della catena alimentare e la tutela dei consumatori nazionali". "Ci rammarichiamo per il disagio creato dalla nostra dichiarazione precedente e di offrire le nostre scuse a voi e al governo".
22/10/11
Bolivia, la strada nella Riserva non si farà.
Il presidente boliviano Evo Morales
ha annunciato che la strada nella riserva dell'Isoboro
Secure' non si farà, ed ha rinviato la questione al parlamento
affinchè queste terre vengano dichiarate ''intoccabili''.
È vittoria per gli indios delle Terre Basse: un migliaio di questi aveva marciato per 70 giorni e 610 chilometri, dalla selva alla capitale, per protestare contro la realizzazione dell'infrastruttura, che avrebbe spaccato in due la riserva.
È vittoria per gli indios delle Terre Basse: un migliaio di questi aveva marciato per 70 giorni e 610 chilometri, dalla selva alla capitale, per protestare contro la realizzazione dell'infrastruttura, che avrebbe spaccato in due la riserva.
Per adempiere alla promessa fatta ai leader
dei popoli indigeni d'Oriente, il presidente Evo Morales ha lasciato il
suo ufficio nel Palazzo del Governo per andare a salutare personalmente i
manifestanti che erano in Piazza Murillo nella notte di Venerdì. Il
Capo dello Stato ha girato la piazza occupata accompagnato dal ministro
della Comunicazione, Ivan Canelas, e dal Vice Ministro di coordinamento
con i movimenti sociali, César Navarro.
I manifestanti che hanno iniziato la loro marcia il 15 agosto a Trinidad, nel dipartimento di Beni, circa 600 chilometri da La Paz, dalla selva alla capitale, hanno una lista di 16 richieste, tra cui quella per la non realizzazione della strada che avrebbe spaccato il cuore del Parco nazionale Isiboro Securé (TIPNIS) considerato una ricchezza naturale.
Il Presidente ha detto ai manifestanti che il governo "comprende la richiesta e ha inviato le raccomandazioni alla Assemblea Legislativa perchè la strada non passi attraverso il TIPNIS", attirando gli applausi dei nativi dell'est.
Evo ha anche detto che gli eventi successi a Yucumo il 25 settembre, dove la polizia si è scagliato con violenza contro i manifestanti, "sono un fatto deplorevole, e che mai ordinerebbe agli ufficiali. In passato sono stato vittima di tali attacchi e di tortura, come dirigente sindacale e politico, quindi sono contrario a questi eccessi", sottolinenado inoltre, di aver ordinato una inchiesta per i fatti avvenuti.
I manifestanti che hanno iniziato la loro marcia il 15 agosto a Trinidad, nel dipartimento di Beni, circa 600 chilometri da La Paz, dalla selva alla capitale, hanno una lista di 16 richieste, tra cui quella per la non realizzazione della strada che avrebbe spaccato il cuore del Parco nazionale Isiboro Securé (TIPNIS) considerato una ricchezza naturale.
Il Presidente ha detto ai manifestanti che il governo "comprende la richiesta e ha inviato le raccomandazioni alla Assemblea Legislativa perchè la strada non passi attraverso il TIPNIS", attirando gli applausi dei nativi dell'est.
Evo ha anche detto che gli eventi successi a Yucumo il 25 settembre, dove la polizia si è scagliato con violenza contro i manifestanti, "sono un fatto deplorevole, e che mai ordinerebbe agli ufficiali. In passato sono stato vittima di tali attacchi e di tortura, come dirigente sindacale e politico, quindi sono contrario a questi eccessi", sottolinenado inoltre, di aver ordinato una inchiesta per i fatti avvenuti.
29/09/11
Quella mediazione del Presidente del Venezuela, Hugo Chávez, da far passare in silenzio.
L'Iran conferma che la liberazione dei due americani Josh Fattal e Shane Bauer è anche frutto della richiesta e della mediazione del Presidente del Venezuela, Hugo Chávez.
Gli "escursionisti" americani liberati dall'Iran, il 21 settembre, dopo essere stati trattenuti
per più di due anni, accusati di spionaggio sono tornati negli Stati
Uniti.
I due sono stati liberati dopo che il sultanato del Golfo di Oman ha pagato una cauzione di un milione di dollari per il loro rilascio dal carcere Evin di Teheran.
Shane Bauer e Josh Fattal, entrambi 29 anni, erano stati arrestati con Bauer fidanzata Sarah Shourd (rilasciata lo scorso anno su cauzione di 500.000 dollari, pagati sempre dall' Oman) nella zona montagnosa vicino al confine con l'Iraq, il 31 luglio 2009, durante un'escursione nella regione del Kurdistan nel nord, ed un tribunale iraniano aveva condannato il mese scorso Bauer e Fattal a otto anni di carcere per spionaggio.
I due sono stati liberati dopo che il sultanato del Golfo di Oman ha pagato una cauzione di un milione di dollari per il loro rilascio dal carcere Evin di Teheran.
Shane Bauer e Josh Fattal, entrambi 29 anni, erano stati arrestati con Bauer fidanzata Sarah Shourd (rilasciata lo scorso anno su cauzione di 500.000 dollari, pagati sempre dall' Oman) nella zona montagnosa vicino al confine con l'Iraq, il 31 luglio 2009, durante un'escursione nella regione del Kurdistan nel nord, ed un tribunale iraniano aveva condannato il mese scorso Bauer e Fattal a otto anni di carcere per spionaggio.
Nella foto: Il Canceliere del Venezuela, Nicolas Maduro, si incontra con i due giovani americani, che hanno ringraziato il presidente Hugo Chavez e il Venezuela dell'aiuto per la loro liberazione.
27/09/11
Gli USA, sempre più preoccupati per la presenza cinese in America Latina
Oggi sono preoccupato del fatto che molti governi della regione esprimono forti posizioni di sovranità, anche aumentando il commercio con la Cina.
Tratto da un articolo di Emilio Marin su www.laarena.com.ar
Oltre a molti altri fili conduttori tra l'oligarchia venezuelana e l'ambasciata USA a Caracas, ora anche molti uomini d'affari evidenziano il loro odio nei confronti dell presidente Hugo Chávez.Tale ostilità ha molte ragioni politiche, tra le prime, lo stretto rapporto il presidente bolivariano ha stabilito con Pechino. Chavez ha viaggiato sei volte fino ad oggi nella capitale cinese, e il commercio bilaterale, sempre in aumento, ammonta già a 10.000 milioni di dollari.Da Caracas, in direzione dei porti cinesi, partono ogni giorno 400.000 barili di petrolio e si prevede di aumentarle a breve termine, fino ad un milione, degli oltre 3 milioni al giorno estratti da Petroleos de Venezuela SA (PDVSA).L'accordo per cui la Cina presta denaro e il Venezuela paga con il petrolio, non è il solo. Lo scorso agosto il ministro venezuelano del commercio, Edemée Betancourt, ha spiegato che entrambi i governi hanno realizzato 137 progetti di cooperazione. Essi ruotano attorno a progetti per infrastrutture, trasporti e strade, tra cui un programma di costruire 7.000 case, progetti già a buon punto.Il finanziamento di tali progetti provengono dal Fondo di finanziamento misto, che il partner asiatico ha contribuito con 4.000 milioni di dollari, mentre altri 2.000 milioni arrivano dal Sud America.
È anche un momento felice per le relazioni Cina-Cuba, non solo per affinità politiche. Lo scorso giugno era a La Habana il vice presidente del paese asiatico, Xi Jinping e fu accolto da Raul Castro e sono stati firmati 13 accordi di cooperazione in materia di telecomunicazioni, trasporti, biotecnologie e l'energia.Commerci reciprocamente vantaggiosi, investimenti, scambi culturali e politici, caratterizzano i rapporti della Cina con questi due paesi (Cuba e Venezuela), ma anche con gli altri nella regione. Anche coloro che non sono politicamente legati, come il Cile, Colombia e Perù prima di Ollanta Humala.In relazione a paesi dell'America Latina e dei Caraibi, il presidente cinese Hu Jintao ha affermato nel 2008, quando visitò vari paesi, che il commercio del suo paese era aumentato di dieci volte, da 10.000 milioni a 100.000 milioni di dollari. Ma il commercio ha continuato a crescere e, al 2010, era salito a 140.000 milioni.La Cina sta portando avanti i suoi accordi con altri paesi dell'America Latina. Con l'Argentina ha firmato un accordo lo scorso anno da 10.000 milioni di dollari per gli investimenti ferroviari, di cui una parte sarebbe andato al ramo Belgrano Cargas.
Per ovvie ragioni di dimensioni, mercato e vendite, il commercio cinese ha puntato la mira verso il Brasile, lider del Mercosur e membro del BRIC (gruppo globale composto di quel paese e la Russia, India e Cina).
Tatticamente questa tendenza sarà rafforzata perché il Brasile ospiterà la Coppa del Mondo nel 2014 e le Olimpiadi due anni dopo. Ci sarà bisogno di costruire stadi, infrastrutture, ecc, che hanno un importo tra 60.000 e 120.000 milioni di dollari.
La Cina ha inoltre firmato accordi con l'Uruguay, da quando è presidente Vázquez José Mujica, e anche con altri paesi minori, come la Bolivia. In quest'ultimo caso, dopo trattative tra il 2009 e il 2010, si è firmato un accordo definitivo per costruire un satellite di comunicazioni di terza generazione, che sarà battezzato "Tupac Katari". Dovrebbe essere lanciato in orbita nel 2013 e la sua funzione principale è quella di migliorare il collegamento delle telecomunicazioni e di Internet in molte parti del paese.Per Evo Morales, è una priorità per poter rispettare un articolo della nuova Costituzione che garantisce il diritto di tutti i boliviani per le comunicazioni. La Tupac Katari costerà complessivamente 300 milioni di dollari e prevede anche la formazione del personale tecnico dell'Agenzia Spaziale boliviana. Oltre a rendersi indipendenti, questo progetto consente di risparmiare il 40% del costo attuale dell telecomunicazioni via satellite rispetto allle aziende che oggi vendono questi servizi: Intelsat, Eurotv, Hispasat, Argsat, Satmex e Sesnewskys.Un altro progetto cino-boliviano prevede la costruzione della linea ferroviaria elettrica, per passeggeri e merci, che unisca Santa Cruz all'Oceano Pacifico.
Sono apprezzabili anche gli investimenti cinesi in Ecuador. Gli asiatici l'anno scorso hanno fornito 1.700 milioni di dollari per finanziare il progetto idroelettrico Coca Codo Sinclair e altri 571 milioni sono previsti per un'altra idroelettrica. I termini di questi prestiti sono a favore di Rafael Correa, in quanto hanno un tasso di interesse del 6,35 per cento a 15 anni, con quattro di grazia.
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