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29/05/11

Mel, ritorna in Honduras

Il deposto presidente dell'Honduras, Manuel Zelaya, parlando al suo popolo, al suo ritorno nel paese dopo quasi due anni di esilio forzato, ha reso omaggio ai caduti per la resistenza popolare.
"Nessuna goccia di sangue è stata versata invano, perché siamo ancora pronti a combattere per mantenere le nostre posizioni e i nostri fronti", ha dichiarato, ringraziando i giovani, che hanno fatto, ogni giorno e notte, resistenza pacifica, esigendo e difendento i valori della democrazia, così come i gruppi di difesa dei diritti umani, i contadini, gli indigeni e tutto il popolo dell'Honduras. 
Tra le sue prime parole alle migliaia di sostenitori che lo ha accolto nella capitale honduregna, il leader della nazione centroamericana, ha evidenziato il sostegno fornito dal Presidente Hugo Chávez Frías, per raggiungere l'accordo, firmato a Cartagena con il presidente honduregno, Porfirio Lobo.

I punti piu importanti dell'accordo: 
- Rimarcare tutte le azioni e decisioni del Governo di Honduras nel rigoroso rispetto della Costituzione e la legge;
- Garantire all'ex presidente José Manuel Zelaya il suo ritorno in Honduras, con il pieno riconoscimento dei suoi diritti, in sicurezza e libertà;
- Consolidare le garanzie per il ritorno in sicurezza e libertà di ex funzionari del governo dell'ex presidente e altri colpiti dalla crisi che ora sono all'estero.
- Garantire il rispetto della Costituzione della Repubblica in materia di garanzie di rispetto e tutela dei diritti umani.
- Garantire la conformità con tutte le garanzie che la legge dà al Fronte Nazionale per la Resistenza Popolare, iniziando dalla registrazione al Tribunale Supremo Elettorale e di partecipare democraticamente ai processi elettorali in Honduras.
- Ribadire che l'emendamento all'articolo 5 della Costituzione dell'Honduras disciplina le procedure di richiesta di referendum chiaramente stabilito, ammettendo la possibilità per il popolo di essere consultato.
- Riconoscere la creazione del Ministero della giustizia e dei diritti umani come l'entità che rafforzeranno le capacità nazionali per la promozione e la tutela dei diritti umani in Honduras.

01/01/10

Honduras, appello della Resistenza


Il Comitato per la Difesa dei Diritti Umani in Honduras (CODEH) ha denunciato che centinaia di persone sono perseguitate per reclamare giustizia ed opporsi al regime de facto installato dopo il golpe di Stato.  
"Nel paese continuano la persecuzione selettiva, le detenzioni e le esecuzioni sommarie contro membri del movimento della Resistenza”, ha allertato il CODEH in un comunicato.
Tra i casi recenti ha menzionato le persecuzioni contro i contadini della zona dell'Aguan, minacciati di essere espropriati dalla polizia e dai gruppi paramilitari al servizio dei golpisti René Morales e Miguel Facussè.
A questo fatto si sommano il sequestro e le torture al giornalista indipendente Cesar Silva e la repressione verso i mezzi di stampa che si sono opposti al golpe del 28 giugno contro il presidente Manuel Zelaya.
Molte persone appartenenti al Fronte Nazionale contro il Golpe di Stato si sono viste obbligate ad abbandonare il paese, ha affermato il CODEH.
Il Comitato per la Difesa dei Diritti Umani ha allertato la comunità internazionale su questa situazione e ha chiesto appoggio per dare protezione alle persone minacciate.
Nei sei mesi di regime de facto si sono registrati più di 4.200 violazioni ai diritti umani, 130 assassini di membri della resistenza, cinque giovani massacrati durante manifestazioni e più di 3.000 detenzioni, e vari mezzi di comunicazione hanno ricevuto minacce e due di loro, Radio Globo ed il Canale 36, sono stati chiusi ed occupati militarmente,
ha denunciato Zelaya.

29/11/09

Elezioni in Honduras


Siamo arrivati alla farsa finale.
Il presidente legittimo, Manuel Zelaya, ancora ospitato nell’ambasciata del Brasile a Tegucigalpa, ha sostenuto più volte che non accetterà nessun verdetto di queste elezioni illegali, mentre solo in pochi paesi hanno rilasciato più o meno convinte dichiarazioni di riconoscimento dell'esito del voto, gli USA, Panama, Perù.
Molti canditati si sono ritirati per non rendersi pertecipi a questo imbroglio nei confronti del popolo.

Mentre la resistenza ha esortato a boicottare le elezioni e a stare in casa in segno di protesta, vi è stata una forte azione di repressione preventiva, da parte della polizia e dell'esercito, nei confronti delle organizzazioni per i diritti umani e del fronte della resistenza.
I primi dati della resistenza parlano di  strade e seggi praticamente vuote e fortemente presidiati da esercito e polizia,  con una affluenza molto bassa, mentre la stampa e le televisioni filo golpisti mostrano solo le sedi delle urne dei quartieri ricchi della capitale, le uniche con un po' di movimento e dove sono stati dislocati i pochi osservatori che si sono prestati alla burla generale.
Tra poche ore ci saranno i dati "officiali", il golpe continua...



16/11/09

Honduras: alla luce i piani golpisti



Giorno di resistenza n. 142
L'accordo siglato, come si pensava, si è poi rilevato per quello che è: un modo per guadagnare tempo, avvicinarsi alle elezioni del 29 novembre e poi cominciare una campagna per il riconoscimento del nuovo governo nato dal progetto golpista ed il definitivo esonero dalla vita politica del Presidente Zelaya e della sua politica. Arrivati a questo punto c'è da pensare se questa situazione non sia stata pensata fin dal 28 giugno, in accordo e probabilmente con l'appoggio USA, che sono stati capaci di muoversi con equilibrismo e ambiguità, e solo il rientro roccambolesco di Zelaya e il suo definitivo arrivo all'ambasciata brasiliana, ha leggermente complicato i piani.
Ora il presidente legittimo Zelaya, attraverso una carta aperta all'amministrazione USA, ha detto di rinunciare definitivamente a voler ritornare al potere attraverso accordi con i golpisti, e che non riconoscerà assolutamente le elezioni di fine mese, considerandoli illegali e di nessun valore per il ristabilimento della pace e il superamento della crisi politica.

Micheletti gioca apertamente la carta del riconoscimento elettorale, insiste nel chiedere l'arrivio di osservatori internazionali e cerca alleati tra i poteri reazionari internazionali. La destra repubblicana nordamericana spinge per un riconoscimento del vincitore delle elezioni, mentre il neopresidente  di Panama, Ricardo Martinelli, ha assicurato che riconoscerà il voto elettorale, e ha chiesto di fare altrettanto alla comunità internazionale. Nel frattempo l'Internazionale Liberale ha avuto la bella idea di nominare Micheletti come vicepresidente.
Il Frente Nacional de Resistencia contra el Golpe de Estado, crollate le ultime speranze di trovare un accordo che permettesse un minimo di legalità, ha chiamato il popolo a boicottare le elezioni.

14/10/09

Honduras, ultimo atto?



Oggi, mercoledì 14 ottobre, si riunisce nuovamente la tavola dei negoziati in Honduras, tra i rappresentanti del depostopPresidente Manuel Zelaya e i rappresentanti del governo golpista.

Dovrebbe essere il giorno fatidico visto che in agenda resta un solo punto: la restituzione  allla guida del  paese del legittimo Presidente Costituzionale. Domani inoltre, scade il tempo che Zelaya aveva concesso per i negoziati, ritenuta ultima data utile al suo ritorno per poter poi affrontare le nuove elezioni.

28/09/09

si aggrava la situazione in Honduras



A fronte della disponibilità al dialogo da parte del deposto presidente Zelaya, per tornare ad una pacifica risoluzione degli avvenimenti, fino a mostraresi disponibilee ad affrontare i giudici, dichiarando "che non ho nulla da nascondere", e dichiarando che basterebbe invece ammettere che ci fu un colpo di stato e che questo è il vero reato da perseguire,.
La risposta da parte del golpista micheletti è stata:
- ordinare la sospensione delle garanzie costituzionali per 45 giorni

- proibire fortemente la circolazione durante il coprifuoco, arrestando chiunque si trovi in circolazione o qualsiasi persona sospetta.
- proibire tutte le riunioni pubbliche non autorizzate da polizia o militari, con fermo e arresto per chi trasgredisce
- proibire la divulgazione con qualsiasi mezzo, stampa, radio o televisione ,d i materiali che offendano i funzionari pubblici o contrastino le leggi e le risoluzioni governative o che in qualche modo possano attentare alla pace e all'ordine pubblico. Sospendere e chiudere giornali, radio, televisioni (anche via cavo) che non si attendano a questo articolo, per parte delle forze armate o di polizia.
- Si ordina il completo sgombero degli edifici pubblici occupati dalla popolazione in resistenza al golpe.


Il Governo golpista ha impedito inoltre, l'entrata al paese alla delegazione  de la Organización de Estados Americanos (OEA), arrivata per partecipare alla mediazione pacifica. La delegazione era composta da due statunitensi, un canadese, un colombiano e un cileno, fermati per alcune ore all'aeroporto e poi espulsi dal paese.


Mentre all'ultimatum del governo golpista, il presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula Da Silva risponde che "Il governo brasiliano non accetta ultimatum da golpisti e nemmeno riconosce come governanti questi usurpatori del potere".

27/09/09

Honduras: 90 giorni di golpe



L'evoluzione c'è stata lunedì 21 settembre quando, con un percorso ancora sconosciuto, il presidente legittimo dell'Honduras, Manuel Zelaya, costretto all'esilio forzato il 28 giugno scorso da un colpo di stato militare, è riuscito a rientrare nel suo paese, beffando forti apparati di controllo messi in piedi da militari e polizia, e adesso si trova ospite nell'ambasciata del Brasile a Teguciglpa.
Ha dichiarato di essere rientrato, come promesso, non per sfida ma “per avviare un dialogo che consenta il ritorno della democrazia nel Paese”, e a chiesto al popolo di continuare a manifestare pacificamente.
Un grande assemblamento di gente introno all'ambasciata, che voleva portare il saluto ed il sostegno a "Mel", è stato violentemente disperso, con feriti e arresti in pieno stile pinochet e dichiarando lunghi coprifuochi.
Anche l'ambasciata è stata aggredita con gas tossici e cannoni ad ultrasuoni, la denuncia è stata documentata dal vivo. Un gas tossico che ha provocato malori fra la settantina di persone asserragliate nella sede diplomatica con alcune persone che vomitavano sangue.
Ultima ora: Il golpista Micheletti ha dato 10 giorni di tempo al Brasile per definire lo status di Zelaya-

10/09/09

Golpe in Honduras

Da quella mattina di domenica 28 giugno è passato tanto tempo, 75 giorni, troppi.
Il clamore della notizia si è rapidamente disciolto in Italia, ma il popolo hondureño non ha smesso di lottare e pur subendo una forte repressione, continua a manifestare il suo ripudio al golpe militare, ordito e finanziato dalla vecchia oligarchia del paese, e per il ritorno del legittimo presidente Zelaya. Riunitisi in un fronte unico, hanno organizzato decine e decine di cortei, barricate, blocchi stradali, scioperi e boicottaggi, nella stragrande maggioranza duri ma pacifici. Vengono sistematicamente ignorati sia dalla stampa internazionale (certo, non siamo in Iran) che dalla stessa stampa locale, che a parte alcune eccezioni, è interamente di proprietà della stessa giunta golpista. Una decina di ricche e potenti famiglie, che da sole rappresentano l'85% dell'economia del paese, e che vedevano i loro forti interessi intaccati dalle politiche sociali introdotte da Zelaya. Hanno pensato bene quindi, con l'aiuto dell'alto comando militare, ben ricompensato, di rovesciare il legittimo governo sbandierando un fantomatico ricorso in difesa della costituzione.
Golpe di stato in vecchio stile, ma da una inaspettata risposta che sembra averli presi di sorpresa: il popolo non è rimasto impaurito a guardare, chiuso in casa per il terrore, e dopo un iniziale smarrimento, ha preso di petto la situazione bloccando interamente il paese, pagandone anche un altro tributo di morti, feriti, incarcerati e pesanti umiliazioni. I bollettini quotidiani che riceviamo dimostrano che la protesta è più determinata che mai.
Forse pensavano di aver qualcuno dalla loro parte nello scenario internazionale, ma in realtà la giunta golpista è isolata, non un riconoscimento, ne da singoli stati ne da organizzazioni americane e internazionali, possono solo vantare qualche pacca sulla spalle di qualche amico estremista e reazionario. Anche il governo USA, principale partner commerciale, ha preso una posizione univoca, e giorno dopo giorno si fanno più forti le pressioni contro il golpe e per il ritorno di Zelaya. Sono stati tagliati fondi, aiuti economici, sospesi accordi, cancellati visti e ripudiati tutti quelli che appoggiano il golpe. Insomma il presidente golpista Micheletti e la sua giunta, pur sbandierando continuamente ottimismo si sono andati a cacciare in un vicolo cieco.
Una volta, i golpisti ripudiati, riuscivano ad esiliarsi in qualche paese compiacente, ma per Micheletti e la sua banda, sembra non esserci luogo adatto. Si sono spinti troppo avanti anche per accettare il piano di pace proposto dal presidente del Costarica con l’avvallo USA, che contempla il ritorno del presidente legittimo Zelaya.
C'è da capire da che parte gioca il tempo...