25/12/09
22/12/09
Infanzia felice sotto bloqueo
Il Fondo delle
Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF), lunedì ha segnalato nel suo rapporto, che Cuba è
l'unico paese dell'America Latina e dei Caraibi, che ha eliminato la
grave malnutrizione infantile.
L'agenzia denuncia che esistono nel mondo, nei paesi in via di sviluppo più di 140 milioni di bambini sotto i 5 anni in uno stato di impoverimento e malnutrizione, che contrasta con la realtà dei bambini nell'isola. Cuba, pur non essendo un paese ricco, non ha problemi di grave malnutrizione infantile grazie agli sforzi dello Stato cubano per migliorare la dieta, specialmente dei gruppi particolarmente vulnerabili.
Soprattutto si mantiene una costante vigilanza sui mezzi di sussistenza per i bambini e i giovani, segnala l'UNICEF, aggiungendo che anche l'isola non è immune a mancanze, difficoltà e limitazioni, soprattutto dovute a causa del bloqueo statunitense.
L'agenzia denuncia che esistono nel mondo, nei paesi in via di sviluppo più di 140 milioni di bambini sotto i 5 anni in uno stato di impoverimento e malnutrizione, che contrasta con la realtà dei bambini nell'isola. Cuba, pur non essendo un paese ricco, non ha problemi di grave malnutrizione infantile grazie agli sforzi dello Stato cubano per migliorare la dieta, specialmente dei gruppi particolarmente vulnerabili.
Soprattutto si mantiene una costante vigilanza sui mezzi di sussistenza per i bambini e i giovani, segnala l'UNICEF, aggiungendo che anche l'isola non è immune a mancanze, difficoltà e limitazioni, soprattutto dovute a causa del bloqueo statunitense.
20/12/09
Invasione di Panama, 20 anni fa.
Alla sera del 19
dicembre 1989, inizia l'ennesima invasione di Panama da parte
degli Stati Uniti. Dal 1855 dovrebbe essere la tredicesima volta che invadono il
paese centroamericano.
Quest'ultima fu nominata Operazione Giusta
Causa con lo scopo presunto di estromettere il Generale Noriega,
accusato di essere un trafficante di droga, che aveva assunto la
presidenza del paese il 16 dicembre.
Al completamento, il 20 dicembre, l'allora presidente George Bush annuncia al mondo, dalla Casa Bianca, che aveva avviato questa nuova operazione chirurgica contro un popolo che si era scontrato più volte contro la presenza militare nordamericana sul suo territorio, presente da decenni da più di una dozzina di basi militari dislocate alle porte della sua capitale, sulla costa del Pacifico e sui Caraibi.
Bastava attraversare il Ponte delle Americhe, per trovare basi navali, aeree e di fanteria, da dove per decenni sono partite migliaia di operazioni di spionaggio contro i paesi della regione, partecipando attivamente alla guerra sporca contro il Nicaragua ed i movimenti ribelli in Honduras, Guatemala e El Salvador.
Dalle basi Rodman, Koob, Howard, Albrook Field, nei mesi precedenti all'invasione, partivano in continuazione raid militari Usa provocatori, anche contro il quartier generale panamense. In uno di questi ci fu la morte di uno soldato dell'esercito degli Stati Uniti, rendendo ancora più tesa la situazione e creando le condizioni per l'occupazione.
Ancora oggi non si conoscono i mumeri reali di questi massacri, sono pochissimi le testimonianze dirette della stampainternazionale. Anche le ambasciate e le organizzazioni internazionali accreditate , furono poste immediatamente sotto assedio e limitate le loro possibilità di movimento, anche per evitare che fuggitivi, membri del governo o semplici cittadini potessero trovarvi rifugio.
Al completamento, il 20 dicembre, l'allora presidente George Bush annuncia al mondo, dalla Casa Bianca, che aveva avviato questa nuova operazione chirurgica contro un popolo che si era scontrato più volte contro la presenza militare nordamericana sul suo territorio, presente da decenni da più di una dozzina di basi militari dislocate alle porte della sua capitale, sulla costa del Pacifico e sui Caraibi.
Bastava attraversare il Ponte delle Americhe, per trovare basi navali, aeree e di fanteria, da dove per decenni sono partite migliaia di operazioni di spionaggio contro i paesi della regione, partecipando attivamente alla guerra sporca contro il Nicaragua ed i movimenti ribelli in Honduras, Guatemala e El Salvador.
Dalle basi Rodman, Koob, Howard, Albrook Field, nei mesi precedenti all'invasione, partivano in continuazione raid militari Usa provocatori, anche contro il quartier generale panamense. In uno di questi ci fu la morte di uno soldato dell'esercito degli Stati Uniti, rendendo ancora più tesa la situazione e creando le condizioni per l'occupazione.
Ancora oggi non si conoscono i mumeri reali di questi massacri, sono pochissimi le testimonianze dirette della stampainternazionale. Anche le ambasciate e le organizzazioni internazionali accreditate , furono poste immediatamente sotto assedio e limitate le loro possibilità di movimento, anche per evitare che fuggitivi, membri del governo o semplici cittadini potessero trovarvi rifugio.
18/12/09
Aminattou Haidar tornata a casa!
Aminattou Haidar l'attivista pacifista del Sahara Occidentale, molto stremata per lo sciopero della fame, è tornata a casa. Dopo 32 giorni di
digiuno con l'eccezione di acqua a zucchero, le sue condizioni restano
disperate, ma adesso ha ripreso a nutrirsi e i medici dicono che
potrebbe farcela.
"Questo è un trionfo della diritto internazionale,
dei diritti umani, della giustizia internazionale e per la causa del
Sahara Occidentale", ha detto la Haidar prima di partire dall'aeroporto di
Lanzarote, alle Canarie dove era stata deportata dalle autorità
marocchine il 16 novembre scorso.
Il Marocco risponde con la repressione
Le strade di pietra nel quartiere dove vive a El Aaiún, capitale del Sahara occidentale, sono stati ieri terreno di tensioni, con l'azione della polizia antisommossa e dei marocchini, che sono scesi in strada in forze, adiacente alla casa dell'attivista, per impedire a chiunque di avvicinarsi a lei. A quella invasione c'è stata una reazione da parte dei residenti del quartiere, che hanno risposto lanciando pietre ed è bastato la presenza di un piccolo gruppo di giornalisti per attirare un gruppo di adolescenti gridando Viva Polisario!
Il Marocco risponde con la repressione
Le strade di pietra nel quartiere dove vive a El Aaiún, capitale del Sahara occidentale, sono stati ieri terreno di tensioni, con l'azione della polizia antisommossa e dei marocchini, che sono scesi in strada in forze, adiacente alla casa dell'attivista, per impedire a chiunque di avvicinarsi a lei. A quella invasione c'è stata una reazione da parte dei residenti del quartiere, che hanno risposto lanciando pietre ed è bastato la presenza di un piccolo gruppo di giornalisti per attirare un gruppo di adolescenti gridando Viva Polisario!
La repressione contro i giovani saharawi in festa, è andata avanti tutta la notte in vari quartieri della capitale.
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